Dietro ogni canzone ascoltata oggi in cuffia c'è più di un secolo di invenzioni che hanno cambiato radicalmente il modo di riprodurre il suono. Ecco le tappe tecniche che hanno segnato questa evoluzione.
Dal cilindro al disco (1877-1948)
Tutto comincia nel 1877, quando Thomas Edison mette a punto il fonografo, il primo apparecchio in grado di registrare e riprodurre un suono, usando cilindri incisi da una puntina. Dieci anni dopo, nel 1887, Emil Berliner brevetta il grammofono e introduce il disco piatto, inciso a 78 giri al minuto: un formato in gommalacca che permetteva al massimo 5 minuti di musica per lato. La vera svolta arriva nel 1948, quando la Columbia Records lancia l'LP (long playing) in vinile: grazie a solchi molto più fitti, un lato del disco può contenere 23-30 minuti di musica, diventando lo standard dell'ascolto domestico per i decenni successivi.
La musica diventa portatile (anni '60-'80)
Nel 1963 la Philips introduce la musicassetta, un nastro magnetico racchiuso in una cartuccia compatta, ma è solo nel 1979 che la musica diventa davvero personale: il Walkman di Sony, un lettore di cassette tascabile, permette per la prima volta di ascoltare musica in cuffia mentre ci si muove, anticipando di vent'anni l'iPod.
Il salto nel digitale: il Compact Disc (1982)
Nel 1982 Sony e Philips lanciano il CD, il primo supporto musicale digitale di massa: un disco da 12 centimetri, letto tramite laser, con campionamento a 44,1 kHz e 16 bit di risoluzione, capace di contenere fino a 74 minuti di musica. Su quella cifra circola un aneddoto celebre — che il formato fosse stato calibrato apposta per far entrare la Nona Sinfonia di Beethoven nell'esecuzione di Furtwängler, voluta fortemente dal presidente Sony Norio Ohga — ma l'ingegnere Philips Kees Schouhamer Immink, che sviluppò la modulazione tecnica (EFM) alla base del CD, ha in seguito ridimensionato la storia definendola più un bell'aneddoto che la reale spiegazione tecnica: la scelta dei 12 cm nacque piuttosto da un compromesso tra i 10 cm proposti da Sony e gli 11,5 cm proposti da Philips. Il primo album stampato industrialmente su CD fu The Visitors degli ABBA, nell'agosto 1982.
La musica si comprime: l'MP3 (1993-1995)
Negli anni '90 il ricercatore tedesco Karlheinz Brandenburg, del Fraunhofer Institute, mette a punto l'MP3: un algoritmo di compressione “lossy” che sfrutta un modello psicoacustico, cioè elimina le frequenze che l'orecchio umano percepisce meno, riducendo drasticamente le dimensioni dei file senza una perdita di qualità troppo evidente. Brandenburg testò a lungo l'algoritmo usando come riferimento il brano Tom's Diner di Suzanne Vega, per verificare che la voce non venisse deformata. Il formato, ufficializzato nel 1995, esplode a livello globale grazie a Napster, la piattaforma di file-sharing lanciata nel 1999, che rende per la prima volta la musica digitale liberamente scambiabile online — aprendo anche una lunga stagione di battaglie legali sul diritto d'autore.
La musica liquida e lo streaming (anni 2000-oggi)
Nel 2001 Apple lancia l'iPod, che porta migliaia di brani mp3 in un unico dispositivo portatile. A metà degli anni 2000 nasce l'espressione “musica liquida” per descrivere un ascolto sempre più svincolato dal possesso fisico del supporto. Il passo successivo è lo streaming: Spotify debutta nel 2008 in Europa e arriva in Italia nel 2013, seguito da altre piattaforme concorrenti, spostando definitivamente il paradigma dal possesso della musica al suo accesso on demand, tramite cataloghi sconfinati disponibili all'istante da qualunque dispositivo connesso.