È morto Francesco Guccini, il "Maestrone" della canzone d'autore italiana
Francesco Guccini si è spento il 6 agosto 2026 a 86 anni, nella sua casa di Pavana, il piccolo borgo sull'Appennino tosco-emiliano dove era nato nel 1940 e dove aveva scelto di vivere gran parte degli ultimi anni, lontano dai riflettori. Da tempo la vista lo aveva tradito — una maculopatia che negli ultimi diciotto mesi gli aveva impedito persino di leggere, uno dei piaceri a cui teneva di più — e da mesi non usciva quasi più di casa. La famiglia ha voluto una cerimonia funebre strettamente privata, mentre per settembre è annunciato un momento pubblico di commemorazione per permettere a chi lo ha amato di dargli l'ultimo saluto.
Una vita nella canzone e nella storia d'Italia
Cresciuto a Modena e poi trapiantato a Bologna, città che avrebbe raccontato più di ogni altra, Guccini è stato per oltre cinquant'anni una delle voci più importanti — e più libere — della musica italiana. Insieme a Fabrizio De André, Francesco De Gregori e Giorgio Gaber ha contribuito a trasformare la canzone d'autore da semplice intrattenimento a strumento di racconto storico, politico e civile, capace di parlare di provincia, ingiustizia sociale e contraddizioni del Paese senza mai perdere la vena poetica.
Tra i suoi brani più noti restano "La locomotiva", "L'avvelenata", "Auschwitz", "Via Paolo Fabbri 43", "Incontro" e "Autogrill". "La locomotiva", forse la sua canzone-manifesto, nacque dalla lettura di un vecchio libro di memorie operaie: raccontava la storia vera di Pietro Rigosi, un fuochista anarchico che nel 1893, alla stazione di Poggio Renatico, si impadronì di una locomotiva lanciandola a folle velocità come gesto di ribellione contro l'ingiustizia sociale. Guccini ne fece un eroe popolare, e il brano diventò un inno delle lotte studentesche e operaie degli anni Settanta.
Ritiratosi dai concerti e dall'incisione di nuovi dischi ormai da tempo, negli ultimi decenni si era dedicato soprattutto alla scrittura: ventisei libri pubblicati tra il 1989 e il 2020, spesso in coppia con lo scrittore Loriano Macchiavelli, con cui firmò una fortunata serie di romanzi gialli. "Non mi manca scrivere canzoni perché scrivo libri — disse in un'intervista del 2018 — è un'altra forma di scrittura, ma è sempre scrittura." Nel 2004 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo aveva nominato Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
La chitarra da cinquemila lire
Guccini amava raccontare gli inizi con ironia, senza mai prendersi troppo sul serio. "Comprai la prima chitarra per cinquemila lire da un falegname di Porretta", ricordava, riferendosi al paese vicino a Pavana. Con quello strumento comprato di seconda mano scrisse la sua primissima canzone, "Auschwitz", incisa quando lavorava ancora come giornalista alla Gazzetta dell'Emilia di Modena: dal disco non guadagnò un soldo, perché all'epoca non era nemmeno iscritto alla SIAE. Un episodio che lui stesso citava spesso per raccontare quanto fosse stato casuale e non calcolato l'inizio di una carriera che lo avrebbe reso uno dei simboli della musica italiana.